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Capitolo Ventuno. La formazione del regno d'Italia.


Paragrafo 1 . Restaurazione e repressione.

     
In  Italia, il periodo che va dal 1849 alla fine degli anni  Cinquanta
fu  caratterizzato dal netto contrasto tra la situazione politica  del
regno  di  Sardegna  e  quella degli altri stati italiani.  Mentre  in
questi  ultimi,  in  gran parte influenzati e sostenuti  dall'Austria,
venne  attuata  una  restaurazione  conservatrice,  il  regno  sabaudo
assunse  sempre pi le caratteristiche di uno stato liberale  e  avvi
una  politica  estera,  che,  rendendo inevitabile  il  conflitto  con
l'Austria,    risulter    determinante    per    il    raggiungimento
dell'unificazione nazionale.
     Nel  Lombardo-Veneto, il maresciallo Radetzky mise  in  atto  una
dura  repressione  militare  e  poliziesca,  vittima  della  quale  fu
soprattutto  il movimento mazziniano. Questo, infatti,  aveva  ripreso
l'iniziativa  rivoluzionaria proprio in Lombardia, con l'obiettivo  di
promuovere,   tramite  l'attacco  all'Austria,  un   risveglio   della
coscienza  nazionale.  Tutti i tentativi,  per,  fallirono;  numerosi
protagonisti furono arrestati e condannati a morte. Nel 1853, Mazzini,
per riorganizzare il movimento, fond il partito d'azione, che avrebbe
dovuto  raccogliere tutti i democratici disposti  a  lavorare  per  lo
scoppio dell'insurrezione nazionale.
     Un'attenuazione dell'azione repressiva si verific a partire  dal
1857,   quando,  esonerato  l'ultranovantenne  maresciallo   Radetzky,
l'imperatore Francesco Giuseppe nomin governatore del Lombardo-Veneto
il fratello Massimiliano, di orientamento pi moderato.
     Anche  nei  ducati padani fu attuata una dura repressione,  sotto
l'influenza e con il sostegno dell'Austria.
     Nello  Stato  pontificio, Pio nono torn  definitivamente  ad  un
governo   autoritario  e  repressivo,  sostenuto  dalla  presenza   di
contingenti militari francesi ed austriaci.
     Un'opera  di  restaurazione, seppure pi contenuta,  fu  condotta
anche  dal  granduca Leopoldo secondo, che abbandon  la  tradizionale
tolleranza, alienandosi la benevolenza dei moderati toscani.
     Nel   regno   delle  due  Sicilie,  la  restaurazione   integrale
dell'assolutismo  si  accompagn  ad  una  durissima  repressione.  La
brutalit  di  quest'ultima,  oltre a causare  una  grave  e  costante
tensione  politica, provoc l'isolamento diplomatico  della  monarchia
borbonica.
     
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     Queste  particolari  circostanze politiche,  unite  alle  pessime
condizioni  di  vita  delle  masse popolari,  indussero  il  movimento
democratico  a ritenere che il regno delle due Sicilie potesse  essere
terreno  fertile per l'iniziativa rivoluzionaria, dopo  il  fallimento
dei  tentativi  attuati  nell'Italia  settentrionale.  Particolarmente
convinto di ci era Carlo Pisacane. Egli infatti, contrapponendosi sia
al liberalismo moderato filosabaudo sia al programma ed alla strategia
mazziniani,  sosteneva  che  l'indipendenza  nazionale  poteva  essere
raggiunta  solo  con  il  coinvolgimento  delle  masse  popolari;   e,
ritenendo  che  le  masse  potenzialmente pi  rivoluzionarie  fossero
quelle  meridionali,  a  causa del brutale sfruttamento  a  cui  erano
sottoposte,  affermava  che l'iniziativa per l'insurrezione  nazionale
doveva partire dal meridione.
     Nel  giugno del 1857, Carlo Pisacane cerc di realizzare  il  suo
programma, organizzando una spedizione in Campania. Sbarcato a  Sapri,
in  provincia  di  Salerno, insieme ad una ventina di  compagni  e  ad
alcune   centinaia  di  detenuti,  prelevati  dal  carcere   borbonico
dell'isola  di  Ponza, inizi una marcia verso l'interno.  Qui,  per,
dovette  affrontare  una situazione molto diversa  da  quella  che  si
aspettava.  Le  popolazioni locali, infatti, accolsero freddamente  la
spedizione,  che,  al  primo  scontro con  le  truppe  borboniche,  fu
dispersa. Solo un centinaio di uomini proseguirono l'impresa, cercando
di  riparare  verso  i monti del Cilento, dove, il  2  luglio,  furono
attaccati  sia  dalla popolazione locale, che li aveva  scambiati  per
briganti,  sia  dalle forze borboniche. Carlo Pisacane, per  sottrarsi
alla cattura, si uccise.
